quattro poesie d’amor carnale e un dubbio

Nel maggio del 1989, a ottantasette anni, Rafael Alberti pubblica, a Madrid, Canciones para Altair: 25 poesie d’amore (tra cui una prosa poetica), con sei disegni erotici di sua mano. Con questo titolo il poeta andaluso raccoglie le poesie sparse, scritte dal 1983 al 1988 per María Asunción Mateo, conosciuta nel 1982. La sposerà nel luglio del 1990.

A María Asunción Mateo (Altair), nell’aprire questo libro

Sai tanto di me, che io stesso vorrei
ripetere con le tue labbra la mia poesia,
scegliere un pezzo della mia vita d’un tempo:
una cometa sulla spiaggia, pettinata da Sofia.

Non devo aspettare, né dirti aspetta
di vedere nella Memoria della malinconia
le pinete di Ibiza, la nostra trincea,
il lento albeggiare, sino all’arrivo del giorno.

E poi, amore, e poi vedere che la vita avanza
piena di anni a venire e piena di calure
senza fine e non chiusa al sole da mura.

Sai bene che in me non muore la speranza,
che gli anni in me non sono foglie ma fiori,
che non sono mai passato, ma sempre futuro.

°
D’improvviso, arriva Altair.
Arde la sua grandezza di stella.
Spogliata dal cielo risplende.
Non è una nebulosa nella notte, persa.
E’ palpabile, stella che si tocca,
che attrae col suo centro incandescente.
Alto fuoco rovesciato, si consuma,
affonda nella sua fiamma. E Altair svanisce. Continua a leggere

Ilaria Seclì. Il mio amore ha radici d’ acqua

Ilaria Seclì ha pubblicato D’indolenti dipendenze, Besa, 2005. Chiuderanno gli occhi, con Antonio Diavoli, Quaderni di Cantarena, 2007; dello stesso anno lo spettacolo teatrale, con Adamo Toma, tratto dalla raccolta inedita La sposa nera. Del pesce e dell’acquario, LietoColle, 2009.

Ilaria Seclì è anche autrice di Il mio amore ha radici d’ acqua, la poesia anonima del post precedente.

°
qui giace nell’eden notturno reietto
e caldo più che altrove -avaro vuoto
benedetto- la donna di denari
ora sono sette gli anni ora cinque
tempo di battaglie al sorgere dei grani
sia che la mantide orchidea gemella
resta senza il fiore spendere parola
senza il fiore ignorare ancora la signora
venne ottobre venne primavera guarda
ritornate le capriole gli occhi di ginestra
i passi i fumi scorribande e masnadieri
ora sono sette ora sono cinque
chi ritorna torna e passa come cosa che
resiste e passa. Cosa credono le mani e
cosa il resto. Resto e aspetto, secco
vento della madre figlio sconsacrato
passa e scotenna di marmo l’acquazzone
guarda, guarda, tutto uguale come prima
come prima ritorna all’altro nome
altra terra ti respira come freccia
di tuo avo di tuo nomade destino
chicco chiaro di merisi chicco acerbo
acerbo questo mondo che tu sputi
e t’inghiotti poi d’un tratto senza mai
dimenticare il fischio il canto senza mai
dimenticare frasi buone per il riso
stretti sassi alla partenza fino al prossimo
ritorno che non vedo. Poi t’inghiotti -e qui
si contano 40 spezie per la notte-
in una foresta nera

°
questa postura di bocca
attonita cosa s’incanta
vedo paesaggi innominati
altre mappe ridisegnano
i pianeti. alfabeto di lava
e aria. formule al rovescio
per l’azzardo dei dadi,
il tuo conto delle cose
azzera l’evidenza, ecco
la pioggia esala e il sole
acceca le suole. sto come
sul trono dell’infante
attendo i cibi d’oro, codici
di pollini proibiti
i denti di latta per il rinato
medioevo. tu non fissi
lo sguardo e saetti come
raggio la presa della mano
per nascondere agli occhi
col mio nome il pretesto
del fantasma, nostro numero
perfetto.

Il mio amore ha radici d’acqua

Con questa poesia mi si è recapitato più di un dono. Una musica. E una poesia, senza nome, in obbedienza alla sua stessa musica. Vorrei che l’incanto di questi doni trovasse la città. Per cui non scriverò adesso chi è l’autore di questa lirica. Ciò è rimandato al prossimo post, insieme ad altre due poesie dello stesso autore. Questa poesia, per qualche giorno valga per sé, come per qualche giorno è valsa a me la gioia di riceverla in dono.

 

 

 

 

 

 

Il mio amore ha radici d’ acqua
non ditegli che è disperso o annegato
o incerti imprevedibili percorsi.
Non dite. Nella sabbia battono le sue
vene e i tronchi, non dite che non li trovate
ha forza di tuono ma sono mani
a migliaia aperte e le bocche
spalancate al cielo. Non può un nome
- non sfama né disseta -
è altro il destino e altrove
nell´ogniccosa che respira bassa e muta
l´ogni destino minuto e sovrano che qui
ti porta, canto lontano che muove montagne
e le porge alla tua guancia
e porta il vento d´oro che bagnerà
la bocca se accovacciato e muto il respiro
gli sorprendi e la sua insonnia