comprendevo adesso che ogni cosa è inconoscibile. Non per tutti. Per alcuni – e devo vedermi tra questi – l’inconoscibile è il vero. Un tempo, un paese possono essere senza lapidi, come la luna. E uomini e donne possono non avere vero nome, essere unicamente forze ostinate, ignoti suoni. C’è la storia fuori, c’è la Tigre del cielo; e qui nulla. Come una città dimenticata anna maria ortese
Archivio mensile:giugno 2011
piccole persone crescono
Ho incominciato a capire il presente: (parlo per me, parlo di me): (ho cominciato a goderne a goderlo): (anche se so che soffro a volte, spesso, continuamente addirittura, di meschinità inenarrabilmente tormentose): (il fatto cioè l’acquisto, sta in questo: che io, di questo mio soffrire così, ne soffro sempre meno: che mi sopporto sempre meglio): (perché insofferenza e indulgenza, in me, per me, mi vengono su insieme):
ho incominciato a conoscere la felicità, davvero, la vera: (e non è mai troppo tardi, è vero davvero): così mi tollero, e mi conosco (e riconosco) in pace
Edoardo Sanguineti, Segnalibro
Libra per i Ragazzi
“all’improvviso mentre scendevano una collina che, la primavera avanzata rendeva festosa come un giardino, videro la placida distesa vede-azzurra dell’Adriatico. Non trovarono parole per la meraviglia. Era così bello che sembrava di aver voglia di piangere, e si rideva, o tutto il contrario”
Titolo: Piccoli vagabondi
Autore: Gianni Rodari
grazie!
Un luogo sopraffatto
Su VDBD una nota di lettura su Atto di vita nascente di Maria Grazia Calandrone
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Un luogo sopraffatto assume l’ansito irreparabile della bestia, ne ha le pause che insegnano l’attitudine al finito e all’infinito, il lancio rapinoso dell’amore che è una molestia nella sua finitezza, e il passo mansueto della solitudine che insegna nessun termine che disanimi o muoia. L’amore ha la finitezza del corpo, pare dire la poetessa, la verità è il risvolto celeste che non ha termine, la sintassi amorosa che si ripete all’infinito gabbando l’uomo per troppa dolcezza animale. Per il transito terreno “è dunque necessaria una volontaria frugalità del pensiero” ossia di imprimere con forza un sentimento di vaghezza al pensiero che così controvertito si perde e “semplicemente crede alla bestia” come se la bestia fosse un’azione di non volontà alla base della coscienza non più animale, non ancora umana, che conserva intatta la ricchezza di un vuoto ricolmo di verità sconosciute tornate a una natura che non è quella che si sa, che si crede
(…)
