160712 h 5.59

È difficile capire se sono impronte umane o orme di animale. K.A.

Non saprei dare una spiegazione riguardo la profondità del mio rapporto con l’Iran e con la cultura persiana. Scrittura cuneiforme di Kader Abdolah, che ho finito di leggere proprio oggi, il giorno del compleanno di mio padre, un po’ rappresenta una summa che mi sta aiutando a capire qualche perché. Un padre sordomuto analfabeta e poeta che per tutta la vita scrisse “appunti” nei caratteri spiati in gioventù nell’antro di una grotta sacra posta sul monte Zafferano: Abdolah spiega così il legame fondante con la poesia di un intero popolo usando però la lingua nederlandese. Ma spiega anche l’attivismo politico semplicemente come una necessaria qualità che nasce da circostanze irrimediabili.  Attraversano questa storia  le  figura di Reza Khan Pahlavi, l’avventura di Mussadeq, lo strapotere degli ayatollah, le carceri di Khomeini e tutto ciò diventa l’inevitabile biografia di un uomo che sostituisce parola per parola la sua integrità di individuo alla labilità quotidiana che smorza la consapevolezza delle vere cause dei cambiamenti epocali che accadono sotto gli occhi dei coevi. Continua a leggere

Enheduanna e Lilith

[apparso sul numero 2 della rivista Filosofi per caso]


Chi scrisse per primo? Potrebbe sorprendere che fosse una donna, una donna sumera, il suo nome era Enheduanna, sacerdotessa e figlia del re Sargon di Akkad e visse circa tra il 2285 e il 2250 a.C. Stando alle iscrizioni poste dietro ad un antico disco di alabastro, Enheduanna è il più lontano autore noto al mondo, le cui opere sono state scritte in caratteri cuneiformi circa 4300 anni fa. Era sacerdotessa di Inanna, la dea della luna, ed è proprio alla dea di cui praticava il sacerdozio che Enheduanna dedicò la sua poesia. Al di là delle numerose leggende sorte intorno a questa figura, leggende che vedono la sacerdotessa in tale profondo rapporto con la sua divinità, da ottenere da questa qualsiasi cosa chiedesse per il suo popolo, i versi di Enheduanna, spiccano per una caratteristica allora sconosciuta, l’utilizzo della parola”io”, della prima persona, per giunta femminile, che spiega attraverso la poesia, la difficoltà e anche la pena delle pratiche legate alla professione del culto di Inanna. Il risultato fu che il suo testo venne ritenuto sacro al punto che 500 anni dopo fu usato come esempio per l’insegnamento dell’arte dello scriba. Enheduanna e Lilith, queste, due tra le figure femminili più antiche che si ricordino, sono al centro della maggiore parte della poetica della poesia araba femminile contemporanea. Scrive Amal al-Juburi riferendosi a Enheduanna

Lei era il gioiello di Sargon,
ora è sacerdotessa della frammentazione.
Urlate e non dimenticate,
monumenti maledetti,
che il cuore di Enheduanna
era più grande della
scrittura di questi tiranni

(Amal al-Juburi poetessa irachena nata nel 1967)

ma se nel caso della celebrazione di Enheduanna, per una poetessa contemporanea, si tratta dell’esaltazione di un “metodo” di promozione dell’io creativo che lega la scrittrice a un processo di emancipazione femminile della donna islamica del tutto attuale, nel caso di Lilith, l’attenzione dal metodo di emancipazione si sposta sull’alto valore archetipico cui, Lilith, la prima sposa ripudiata da Adamo, finisce per suggerire in buona parte degli scritti a essa dedicati. Da non dimenticare poi che sia Inanna, che Lilith si legano entrambe simbolicamente alla luna, che con i suoi cicli rappresenta il lato femminile del creato. La prima ne è la dea, cioè la componente femminile visibile, cui la donna islamica, secondo la poesia che se ne fa portavoce, assurge a modello dal punto di vista dell’emancipazione pratica, la seconda, Lilith, la luna nera è la faccia di un’intimità esistente e celata che la femminilità araba esalta attraverso molte voci contemporanee ma soprattutto tramite la sua poetessa più significativa, Joumana Haddad

Sono Lilith, la tenebra femminile, non la tenebra luce. Nessuna Continua a leggere